La strada è solo all’inizio!


Le elezioni amministrative a Cassino hanno segnato l’apertura di una nuova fase politica caratterizzata da almeno due novità: le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco e la presenza di un nuovo movimento politico nazionale che da voce alla società civile organizzata, Democrazia Solidale – Demos, guidata a livello nazionale dal consigliere regionale del Lazio Paolo Ciani.
Al di là della buona affermazione elettorale della lista, quasi 500 voti raccolti alle primarie dal sottoscritto e quasi mille voti raccolti da 19 candidati tutti alla primissima esperienza politica, bisogna considerare il valore, sul piano qualitativo oltre che quantitativo, di questo esordio politico.
Intanto Demos ha legittimato le primarie, trasformando quella che sarebbe stata una resa dei conti fra i gruppi Salera-Mosillo e Grieco-Fardelli-Russo, che avrebbe visto la partecipazione al voto delle sole “truppe cammellate”, in una bella occasione di partecipazione popolare che ha portato al voto tantissime persone non “affiliate” e che ha fatto crescere il voto di opinione e la consapevolezza popolare della importanza del momento della necessità di un cambio di passo nel modo di intendere la politica come “servizio” e non come gestione del potere.
Poi, dopo le primarie, pur essendo nati a Cassino il 25 gennaio, abbiamo fatto la lista a differenza di altri che, pur avendo un lungo percorso politico alle spalle, hanno preferito non candidarsi o non fare la lista andando a cercarsi una collocazione nella lista del PD o nella civica di Salera.
Infine Demos è stato il vero argine al tentativo di incursione di alcuni esponenti di destra capeggiati da Tullio Di Zazzo che hanno cercato di trasformare anche la coalizione di Salera in un’accozzaglia che certamente non avrebbe incontrato il favore della gente. Il NO del sottoscritto è stato senza appello, anche di fronte agli inviti di autorevolissimi esponenti della sinistra cassinate. E alla fine ha convinto tutti. I fatti ci hanno dato ragione. Come quando dissi NO ad un assessorato sicuro nel progetto Petrarcone-Grieco patrocinato da Fardelli in un direttivo forse “frettoloso” all’indomani della caduta di D’Alessandro. Perché, come abbiamo affermato ripetutamente “Per cambiare la città, prima bisogna cambiare la politica”.
È un segnale di coerenza ma anche di rinnovamento per una politica che sarà sempre meno ostaggio dei centri di potere e sempre più aperta all’opinione e alla sensibilità delle persone non coinvolte nei partiti ma attente ai cambiamenti sociali.
È l’ennesimo segnale della necessità improcrastinabile che i partiti e la politica si aprano veramente alla società civile organizzata, ai corpi intermedi, alle persone di buona volontà con uno spiccato senso del bene comune, non per operazioni di maquillage elettorale ma per operare una profonda conversione della propria esperienza.

Oggi Zingaretti si trova a dover gestire una situazione politica difficilissima: le percentuali bulgare delle primarie che lo hanno eletto segretario nazionale hanno ceduto il passo ad un 40% della Lega alle europee in provincia di Frosinone, fra le più alte in Italia!
Moriremo leghisti? No ma solo se sapremo cogliere la ricchezza del contributo civico al centrosinistra come ha dimostrato il successo di Pietro Bartòlo, il medico di Lampedusa, candidato di Demos come indipendente nelle liste del Pd per il Parlamento di Bruxelles.
Zingaretti questa cosa la capisce bene anche se poi, nella composizione della segreteria nazionale del Pd, non c’è traccia di società civile.
Non si può parlare di “campo largo” e poi i rituali restano quelli di apparato.
Bisogna rispondere al salvinismo con la solidarietà, il volontariato, la capacità di accogliere le persone soprattutto le più fragili, quelle che il Partito Democratico ha perso di vista da troppo tempo.
Bisogna rispondere alle accuse, talvolta legittime, di elitarismo del Pd con la capacità di vivere al fianco delle persone facendosi carico insieme dei loro problemi. Gli uomini di partito hanno perso questa capacità e vengono percepiti come lontani. Non basta aprire una sezione di partito in periferia, bisogna viverci e conoscerla. Nelle periferie geografiche ma ancor più in quelle esistenziali.

Demos vuole stare al fianco del Partito Democratico ma non come un orpello, un ornamento. Piuttosto una spina nel fianco, un sassolino nella scarpa, una testimonianza continua della scelta prioritaria di avere sempre un’attenzione in più per gli ultimi, per coloro che vengono privati dei diritti più elementari: “Pane, casa e lavoro” come diceva Giorgio La Pira, il Sindaco Santo di Firenze.

Ormai, come ci ha recentemente spiegato Ilvo Diamanti, sempre più spesso in Italia, ma un po’ dovunque nel mondo, le elezioni le decidono gli indecisi. La quota di elettorato che già sa come voterà, sempre e comunque per senso di appartenenza alle formazioni politiche tradizionali, non va oltre il 30%. Tutti gli altri, o almeno gran parte di essi, valuta di volta in volta le persone, i programmi, l’innovazione, l’originalità delle proposte, la storia personale dei candidati.
Per questo in poche settimane Demos ha fatto la differenza nelle elezioni a Cassino.
E la strada è solo all’inizio.

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